giovedì 17 gennaio 2019

Il grembiule dell’uguaglianza

C’era una volta il grembiule.
Il più delle volte inconsapevole erede dell’uniforme, ovvero, divisa scolastica.
Marziale quanto grottesca mascherata imposta dal regime nostrano dal quale sembra proprio che non riusciamo a liberarci.



Liberarci, variando, liberarsi, e rimanendo sul punto, liberarli.
Già, donare libertà, insegnarla, tra le più sottovalutate e assenti materie dai programmi ministeriali.
“Almeno alle scuole elementari rimettere il grembiule farebbe bene ai bambini ed eviterebbe simboli di diversità”, ha berciato uno dei promotori, leggi pure come l’uomo dalle mille uniformi, ma senza vergogna.
“Per la moda c’è tempo, e così per l’abito espressione della personalità. Meglio un po’ di sana uguaglianza”, hanno rimandato, al contempo, dal fronte che almeno sulla carta dovrebbe ergersi con posizioni critiche.
E allora che le scuole siano tutte uguali, cribbio.
Tutte in condizioni precarie dal punto di vista sismico, private di servizi igienici degni di questo nome, con assenza talvolta di carta igienica e tavolette per i WC, con i riscaldamenti spenti o non funzionanti, con i banchi fatiscenti e i soffitti delle aule che perdono calcinacci.
In breve, una sana uguaglianza a scapito dei simboli di diversità.
Nondimeno, per loro fortuna, a prescindere da tali ingenui tentativi di imprigionarne fantasia e vocazione a essere unici, i bambini di questo paese sono ciascuno di essi, nessuno escluso, dei meravigliosi simboli viventi di diversità.
E la sola uguaglianza che chiedono è quella dei rispettivi, inviolati diritti a veder soddisfatti i propri bisogni, a ricevere un’istruzione adeguata in condizioni accoglienti e confortevoli, e di coltivare le personali aspirazioni.

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